Maquignaz autoritratto web

Nasce ad Aosta nel 1972. Figlio d’arte, fin da bambino manifesta propensione e talento per la manualità creativa, affiancando ben presto agli studi tradizionali anche altri interessi, come lo sci, di cui diventa maestro della Scuola del Cervino, dagli anni 2000, la politica, che lo vede impegnato nella sua regione prima come Consigliere comunale di Valtournanche e poi in qualità di Consigliere regionale. Anche imprenditore nel settore turistico, diventa Presidente degli albergatori valdostani, ma la passione per l’arte lo accompagna sempre nel corso del suo percorso professionale, fino sfociare in una necessità fisica e spirituale di esprimersi attraverso la pittura e la scultura. Nascono così i primi dipinti fortemente materici, cromatici, realizzati con assemblaggi di oggetti di uso quotidiano inseriti in contesti originalissimi per struttura e idea. Si tratta di pitto-sculture che preludono a una nuova stagione artistica dedicata anche al forgiare e plasmare metalli di ogni genere, creando così sculture monumentali o di piccole dimensioni che trovano, nel confronto uomo-Dio-natura la loro più intensa chiave di lettura. Le cime austere e ‘spirituali’ del Cervino, quasi una preghiera elevata al Creato, all’ombra del quale Maquignaz è nato e cresciuto, non potevano essere avulse dal suo contesto ideale e artistico, ripercorrendo così nella scultura e nella pittura giochi d’infanzia e momenti felici, incontri con animali mitici o inventati e con la bellezza divinizzante della montagna, fino agli abissi senza fondo della disperazione o alla sublimazione dell’anima. La cultura, la tradizione popolare della sua Terra, la ricerca personale intorno alle tematiche della morte e della vita, una vera ossessione per l’artista duramente provato da esperienze personali, diventano elementi essenziali della sua arte, intorno ai quali sperimentare e ricercare prima di tutto l’essenza di se stesso. L’incontro con François Thévénin, noto scultore di Cannes, segna una svolta decisiva nelle creazioni di Maquignaz. Maestro nel manipolare i materiali, Maquignaz predilige il confronto con il ferro, l’acciaio, il bronzo, il legno, le plastiche, le resine e i colori a olio, che impara ad utilizzare con estrema perizia, fino a creare le sue inimitabili “Icone sexy Chic”, specchio di una società dell’immagine svuotata di spiritualità, o rappresentando il mondo, la natura, la vita attraverso creature scaturite dalla fantasia, dai sogni e dagli incubi, dall’elevazione spirituale e dalle paure terrene più recondite. Il suo percorso artistico lo porta ad affrontare sfide sempre nuove, come la fusione della monumentale scultura bronzea “Primitif”. L’opera è esposta in modo permanente a 2450 metri di altitudine presso il sito della “Motta Chez Gabriel” nell’alta Valtourenche quasi un inno alla sacralità della natura. Fondamentale il confronto, durante le innumerevoli esposizioni, con culture e mercati internazionali diversi. L’artista ha esposto infatti presso gli Istituti Italiani di Cultura di Praga, Copenaghen, Sofia, Colonia, in fiere mondiali come quelle di Miami o in contesti artistici museali come la Fondazioneā€ˆAEM di Milano, Villa Gualino, il Museo Regionale di Scienze Naturali e la Sala delle Colonne del Castello Reale di Torino, il Palais des Congrès di Parigi, il Museo Künstlerforum di Bonn, il Museo Altes Dampfbad di Baden-Baden e la Zhou Brothers Art Center Foundation di Chicago e poi ancora al Museo MIIT diTorino, al Relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo, Museo Civico Rocca Flea e Chiesa di San Francesco a Gualdo Tadino, Maison du Val d’Aoste a Parigi e in permanenza al Sermig di Torino, incentrando le sue performances su nuove esplorazioni dello spirito. Queste emozioni diventano l’humus sul quale far crescere idee ataviche e grazie a cui l’artista approfondisce la conoscenza della sua anima, fino a sfociare nelle nuove creazioni e nella realizzazione del Codice Maquignaz, autentico manifesto esistenziale dell’autore. Il Codice Maquignaz esprime al meglio l’intensità dell’opera di Gabriele Maquignaz, vale a dire l’indissolubile rapporto tra corpo e anima, tra fisicità e spiritualità, tra contingente ed eterno, tra vita e morte. Concetti espressi nell’opera dell’artista alla luce della fede cristiana, ma senza retorica e infingimenti, bensì accompagnati da una profonda ricerca personale che si fa, nelle sue opere, universale e improntata a un messaggio ricco di speranza e di eternità. Come proseguio di questo studio Gabriele Maquignaz realizza nella Chiesa di San Francesco a Gualdo Tadino una tela monumentale (3m x 7m) intitolata “Il Pianto di Cristo”, oggi esposta in modo permanente al Sermig di Torino. Gabriele Maquignaz vive con la moglie Nicole e i loro due figli Aimé e Cherie a Valtournenche dove si trova anche il suo atelier principale.