Presentazione della 74ª edizione dello storico annuario: il 5 giugno a Roma presso l'Università eCampus.

Lo storico Atlante dell’Arte Contemporanea edito da Giunti, il più antico annuario d'arte italiana (nato nel 1940) giunto alla sua 74°edizione, torna in libreria a giugno con la copertina dedicata al maestro di fama internazionale Gabriele Maquignaz e con una veste grafica completamente rinnovata.

L'opera, che sarà presentata in anteprima il 5 giugno a Roma presso l'Università eCampus (via Matera 18), segna una svolta radicale: da semplice strumento di catalogazione e consultazione per addetti ai lavori, l'Atlante si trasforma in un manifesto di "arte attiva", un veicolo di messaggi etici e politici capace di stimolare il dibattito pubblico e decostruire le gerarchie tradizionali del sistema culturale.

Abbandonata l'originaria impostazione nazionalista a favore di una visione aperta e interculturale, il volume – diretto da Daniele Radini Tedeschi – mette al centro l'inclusione, i diritti, le questioni di genere e la giustizia sociale. L'arte viene qui intesa nella sua dimensione più militante e operativa: non pura estetica fine a se stessa, ma forza attiva in grado di unire le persone e ispirare il coraggio e la volontà di agire contro le discriminazioni.

I pilastri della nuova edizione

Identità e contrasto all'odio: Ampio spazio ad artisti come ADGART, il cui ciclo di opere sulle identità culturali marginalizzate diventa un simbolo potente contro l'odio razziale e di genere.

Rivendicazione e Body Art: Un focus specifico è dedicato al ruolo delle donne nell'arte, con approfondimenti sul collettivo romano "Rivolta Femminile" (1970) e sulla body art, intesa come presa di coscienza di un corpo libero e di un'identità indipendente.

Viene inoltre restituita voce alla presenza attiva (spesso dimenticata dal pregiudizio) delle artiste nelle avanguardie del Novecento.

Corpi disobbedienti e narrazioni Queer: L'Atlante mappa le esperienze ai margini, i corpi non-normativi e invisibili nei documenti ufficiali, dando spazio a storie quasi mai raccontate.

Le parole di Daniele Radini Tedeschi

Oltre i confini nazionali: Il volume valorizza la pluralità dei linguaggi ospitando approfonditi focus sugli artisti immigrati che hanno fondato il proprio studio in Italia.
«La pubblicazione di quest’anno è finalmente veicolo di un forte messaggio etico che mira all’affermazione della dignità umana oltre il genere, l’orientamento sessuale, il colore della pelle»– dichiara il direttore Daniele Radini Tedeschi.

Le parole di Stefania Pieralice

A fargli eco è l'autrice Stefania Pieralice, che sottolinea la responsabilità politica della cultura: «Viviamo una contemporaneità fatta di lacerazioni e conflitti; l’arte deve tener conto di queste forze sociali disgreganti per contribuire a maturare una responsabilità culturale e politica». Tra i saggi presenti, si analizzano figure emblematiche di questa urgenza sociale, come l'iraniana Shirin Neshat e l'opera di Faè A. Djéraba, che affrontano i temi della censura, dell'esilio e della condizione femminile nell'Islam.

L'evento di presentazione

L'appuntamento per scoprire l'opera – la cui copertina è firmata dal maestro Gabriele Maquignaz e già consultabile in anteprima al Padiglione del Libro della Biennale di Venezia – è per il 5 giugno a Roma. La presentazione si terrà in un luogo suggestivo e ricco di storia: un ex edificio di culto degli anni '30 in stile neoclassico, situato all'interno dell'Università eCampus (diretta da Rita Neri), che custodisce affreschi attribuiti a Primo Conti.

Torino - Da domenica 15 dicembre 2024 una selezione attenta e rigorosa di una prestigiosa collezione internazionale che unisce un centinaio di lavori del Maestro Gabriele Maquignaz sarà esposta nelle sale del Museo MIIT di Torino.

La raccolta, appartenente ad un noto collezionista estero ed acquisita nel corso degli anni, comprende opere del Maestro relative a tutta la sua ricerca sviluppata nel corso dell’ultimo ventennio, in un percorso unico per originalità e intensità espressiva che, dagli esordi degli anni Duemila, ha caratterizzato la sua produzione, tra genialità artistica e spiritualità.

In particolare, l’esposizione si concentrerà sulla serie dei Big Bang, la più recente sperimentazione di Gabriele Maquignaz, presentando quindi una parte significativa dell’importante collezione privata da cui provengono. Dalle sue ormai famosissime Porte dell'Aldilà, scaturite da un taglio codificato e ragionato della tela per permettere all'artista l'attraversamento della dimensione umana verso quella divina, autentici iconici passaggi dell'anima creativa da una fisicità terrena a una immaterialità sacrale, si giunge ora al Big Bang; uno sparo mistico e spirituale che ci interroga in merito alle eterne questioni morali e ancestrali dell'Uomo: la sua provenienza, la propria energia, il suo destino, la drammatica lotta tra la vita e la morte. Creando il Big Bang, sparando sulla tela e facendo esplodere il colore, Gabriele Maquignaz prosegue il suo percorso sperimentale e concettuale unico e profondamente legato all'utopia della salvezza. Dopo aver oltrepassato le 'Porte' della conoscenza del bene e del male, dell'esistenza nell'arte, l'artista opera ora in un'altra dimensione, quella da lui raggiunta squarciando il velo che divide l'uomo-artista dallo spirito creatore.

Nella serie dei Big Bang il Maestro ritrova e ricrea l’origine del tutto, ne codifica, ancora una volta, come già era avvenuto nel Codice Maquignaz, così ben illustrato nella splendida pubblicazione Skira del 2020, l’evoluzione e la storia, con una coerenza concettuale e ideologica unica, stimolante, innovativa nel mondo del contemporaneo. Per questo, forse, non è azzardato dire, con le parole del grande scienziato Stephen Hawking, che nella relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma che ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo... Gabriele Maquignaz sta esplorando mondi nuovi dell'arte e lo fa con la forza dell'idea, di un concetto perennemente in evoluzione tra la materia e lo spirito, quindi universale ed eterno che anticipa, completa e dà nuova origine a tutto quanto finora espresso.

La mostra presenterà una ventina di Big Bang, tra cui alcuni di grandi dimensioni ed estremamente potenti nella resa cromatica e segnica e sarà anche l’occasione per presentare il nuovo catalogo, edito da Italia Arte, che dà il titolo all’esposizione: Gabriele Maquignaz. Una vita per l’arte, interamente dedicato alla collezione internazionale.

Gabriele Maquignaz è un’artista della Imago Art Gallery di Lugano.

Gabriele Maquignaz. Una vita per l’arte

Gabriele Maquignaz a Vibo Valentia per Il Profumo della Legalità con il Big Bang: Uno sparo che genera bellezza un’arma per la Pace

Il Maestro Gabriele Maquignaz, su invito dell’assessore alla cultura Giusi Fanello, ha partecipato Vibo Valentia a Il Profumo della legalità un nome evocativo per una due giorni - il 23 e il 24 maggio - densa di significato con un filo conduttore chiaro fin dal titolo. La manifestazione organizzata dal Comune di Vibo Valentia - nella sala Scrigno di vetro del Valentianum, in piazza San Leoluca – non una semplice celebrazione della Giornata nazionale della Legalità del 23 maggio, ma un evento ricco di spunti di riflessione, con il comune denominatore della legalità declinata nell’ambito della produzione culturale.
“La presenza di Gabriele Maquignaz a Vibo Valentia – dichiara l’Assessore alla Cultura - vuole sottolineare il messaggio positivo e produttivo dell’arte. L’artista, che siamo onorati di ospitare, attraverso un’arma da fuoco genera bellezza. La bellezza e la cultura vanno contro ogni tipo di violenza, spargendo il bene contro il male, regalando a tutti l’opportunità di diffonderlo”.
L’artista si è raccontato presentando le proprie opere che esposte nella sala espositiva del Museo Limen di Arte Contemporanea. Il Big Bang è l’Universo Creato raccolto su tela in un caleidoscopio di colori, emozioni, passioni con cui Gabriele Maquignaz rappresenta per la prima volta la nascita dello Spazio- Tempo nell’arte, regalandoci un’esperienza sensoriale che arriva dritta al cuore, quello che per “magia”, spesso appare ai nostri occhi laddove il proiettile ha colpito la tela.
Un messaggio universale forte come lo sparo del suo fucile che non uccide, ma genera Bellezza, diventando un’arma di Pace. Un messaggio che si inserisce perfettamente in questa due giorni nella speranza e con la responsabilità di ognuno e ciascuno affinché si possa davvero consegnare agli uomini e le donne del futuro un mondo migliore.
Il Big Bang, opere informali e concettuali, con colori, apparentemente sparati a caso catapultati sulla tela, danno vita a qualcosa di magico che impressiona la nostra sensibilità, spalancando ogni porta ed abbattendo qualunque muro ci separi dall’inconscio, liberando-Ci.

Il tempo si forma dopo che si è creato lo spazio, esiste un tempo necessario per definire il big bang che è l’attimo prima dell’esplosione. Nel caso di Gabriele Maquignaz questo è estremamente applicabile, lui molto probabilmente è entrato nella terza dimensione.

Philippe Daverio

E se dicessimo che Lucio Fontana, Alberto Burri, Gerhard Richter sono allievi di Gabriele Maquignaz? Può sembrare, e in effetti lo è, un'affermazione alquanto provocatoria, che sfida i limiti spazio-temporali della storia, ma forse è proprio di questo che stiamo parlando. Se gli spazialisti, i poveristi, gli astrattisti hanno percorso strade dell'arte allora ancora inesplorate, la ricerca di Gabriele Maquignaz si pone in una dimensione 'altra', tra spiritualità e superamento della materia. Dalle sue ormai famosissime 'Porte dell'Aldilà', scaturite da un taglio codificato e ragionato della tela per permettere all'artista l'attraversamento della dimensione umana verso quella divina, autentici iconici passaggi dell'anima creativa da una fisicità terrena a una immaterialità sacrale, si giunge ora al 'Big Bang' di Maquignaz. Uno sparo mistico e spirituale che ci interroga in merito alle eterne questioni morali e ancestrali dell'Uomo: la sua provenienza, la propria energia, il suo destino, la drammatica lotta tra la vita e la morte. Creando il 'Big Bang', Gabriele Maquignaz prosegue il suo percorso sperimentale e concettuale unico e profondamente legato all'utopia della salvezza. Dopo aver oltrepassato le 'Porte' della conoscenza del bene e del male, dell'esistenza nell'arte, l'artista opera ora in un'altra dimensione, quella da lui raggiunta squarciando il velo che divide l'uomo-artista dallo spirito creatore. Crea, a tutti gli effetti, il 'Big Bang' artistico, dando vita a tutto ciò che, nella storia dell'arte, è venuto dopo. Per questo, forse, non è azzardato dire, con le parole del grande scienziato Stephen Hawking, che nella relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma che ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo... Gabriele Maquignaz sta esplorando mondi nuovi dell'arte e lo fa con la forza dell'idea, di un concetto perennemente in evoluzione tra la materia e lo spirito, quindi universale ed eterna che anticipa e dà origine a tutto quanto finora espresso.

Prefazione di Guido Folco

L'anima del mondo piange per la minaccia atomica e la possibile distruzione di un popolo e del mondo

L'artista valdostano Gabriele Maquignaz come sempre si schiera in prima linea nella difesa dei diritti umani e contro la minaccia nucleare e reinterpreta le sue famose "Porte per l'Aldilà" all’insegna degli ultimi avvenimenti che stanno sconvolgendo il mondo. Il "Pianto di Cristo" diventa pianto del mondo, pianto dell'anima universale al cospetto della follia umana. Le lacrime di Putin sono lacrime di sangue e dal suo cuore esalano le ultime stille all'ombra di un inquietante e distruttivo fungo atomico. Lo "Zar" diventa trasposizione e metafora dell'umanità intera, de i dolori e delle tragedie vissute dai popoli, specchio degli abissi in cui abitano le paure più profonde della storia.

A fianco della sua immagine, contrasto potente, il Volto di Cristo coronato di spine, il viso percorso dal sangue innocente, Agnello sacrificale che si offre in espiazione di ogni peccato. Questa è l'arte di Gabriele Maquignaz, denuncia di una società malata e monito per un futuro ancora di possibile speranza che sembra però sfuggire di mano ai potenti della terra. Le "Porte per l'Aldilà", opera simbolo del maestro, affollano invece la parte centrale di questo lavoro visionario ed epocale, quasi una "Guernica" picassiana contemporanea. Sono "porte iconiche" intagliate nel supporto, con la loro "anima" staccata dal mondo, in viaggio verso l'altra dimensione, in una connessione perpetua tra lo spazio-tempo e l'Aldilà, attraverso il taglio della tela codificato e ragionato del maestro, primo e unico artista a superare il limite dello spazio e dello Spazialismo nell’arte e ad operare in una dimensione "altra", tra realtà e spiritualità.

La minaccia di un conflitto nucleare universale non è mai stata così pressante e inquietante e l'artista affida alla sua sensibilità e creatività il compito di indicare l'unica strada possibile, in questi giorni immersa nell'ombra inquietante del fungo atomico: "Il paradosso di questi tempi - dice Maquignaz - è che coloro che saranno più interessati dalle scelte di oggi ancora non hanno il diritto alla parola, ad esprimere politicamente e istituzionalmente il proprio pensiero. Parliamo dei bimbi, dei giovani, delle nuove generazioni su cui ricadranno scelte giuste o scellerate, condannati al silenzio degli innocenti, a veder gestire il proprio futuro da chi si arroga diritti universali che non gli appartengono. Decidendo della vita o della morte del pianeta e dei suoi abitanti". Un'opera simbolo universale e drammatica che parla al cuore del popolo e dei potenti come solo la grande arte sa fare.

Guido Folco

Partito da Cervinia sotto una nevicata, Gabriele Maquignaz è “sceso" a Roma per una performance artistica, che si è compiuta giovedì 17 dicembre 2020 alle 14,30 in piazza Montecitorio. Davanti alla Camera dei deputati, Gabriele Maquignaz ha conficcato in un Cervino stilizzato la sua "Piccozza della libertà dei popoli di montagna", che aveva forgiato con i simboli della montagna, dell’aquila e della croce a simboleggiare le difficoltà delle popolazioni alpine durante la pandemia di Covid-19 e la decisione di chiudere gli impianti sciistici.