Il tempo si forma dopo che si è creato lo spazio, esiste un tempo necessario per definire il big bang che è l’attimo prima dell’esplosione. Nel caso di Gabriele Maquignaz questo è estremamente applicabile, lui molto probabilmente è entrato nella terza dimensione.

Philippe Daverio

E se dicessimo che Lucio Fontana, Alberto Burri, Gerhard Richter sono allievi di Gabriele Maquignaz? Può sembrare, e in effetti lo è, un'affermazione alquanto provocatoria, che sfida i limiti spazio-temporali della storia, ma forse è proprio di questo che stiamo parlando. Se gli spazialisti, i poveristi, gli astrattisti hanno percorso strade dell'arte allora ancora inesplorate, la ricerca di Gabriele Maquignaz si pone in una dimensione 'altra', tra spiritualità e superamento della materia. Dalle sue ormai famosissime 'Porte dell'Aldilà', scaturite da un taglio codificato e ragionato della tela per permettere all'artista l'attraversamento della dimensione umana verso quella divina, autentici iconici passaggi dell'anima creativa da una fisicità terrena a una immaterialità sacrale, si giunge ora al 'Big Bang' di Maquignaz. Uno sparo mistico e spirituale che ci interroga in merito alle eterne questioni morali e ancestrali dell'Uomo: la sua provenienza, la propria energia, il suo destino, la drammatica lotta tra la vita e la morte. Creando il 'Big Bang', Gabriele Maquignaz prosegue il suo percorso sperimentale e concettuale unico e profondamente legato all'utopia della salvezza. Dopo aver oltrepassato le 'Porte' della conoscenza del bene e del male, dell'esistenza nell'arte, l'artista opera ora in un'altra dimensione, quella da lui raggiunta squarciando il velo che divide l'uomo-artista dallo spirito creatore. Crea, a tutti gli effetti, il 'Big Bang' artistico, dando vita a tutto ciò che, nella storia dell'arte, è venuto dopo. Per questo, forse, non è azzardato dire, con le parole del grande scienziato Stephen Hawking, che nella relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma che ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo... Gabriele Maquignaz sta esplorando mondi nuovi dell'arte e lo fa con la forza dell'idea, di un concetto perennemente in evoluzione tra la materia e lo spirito, quindi universale ed eterna che anticipa e dà origine a tutto quanto finora espresso.

Prefazione di Guido Folco

L'anima del mondo piange per la minaccia atomica e la possibile distruzione di un popolo e del mondo

L'artista valdostano Gabriele Maquignaz come sempre si schiera in prima linea nella difesa dei diritti umani e contro la minaccia nucleare e reinterpreta le sue famose "Porte per l'Aldilà" all’insegna degli ultimi avvenimenti che stanno sconvolgendo il mondo. Il "Pianto di Cristo" diventa pianto del mondo, pianto dell'anima universale al cospetto della follia umana. Le lacrime di Putin sono lacrime di sangue e dal suo cuore esalano le ultime stille all'ombra di un inquietante e distruttivo fungo atomico. Lo "Zar" diventa trasposizione e metafora dell'umanità intera, de i dolori e delle tragedie vissute dai popoli, specchio degli abissi in cui abitano le paure più profonde della storia.

A fianco della sua immagine, contrasto potente, il Volto di Cristo coronato di spine, il viso percorso dal sangue innocente, Agnello sacrificale che si offre in espiazione di ogni peccato. Questa è l'arte di Gabriele Maquignaz, denuncia di una società malata e monito per un futuro ancora di possibile speranza che sembra però sfuggire di mano ai potenti della terra. Le "Porte per l'Aldilà", opera simbolo del maestro, affollano invece la parte centrale di questo lavoro visionario ed epocale, quasi una "Guernica" picassiana contemporanea. Sono "porte iconiche" intagliate nel supporto, con la loro "anima" staccata dal mondo, in viaggio verso l'altra dimensione, in una connessione perpetua tra lo spazio-tempo e l'Aldilà, attraverso il taglio della tela codificato e ragionato del maestro, primo e unico artista a superare il limite dello spazio e dello Spazialismo nell’arte e ad operare in una dimensione "altra", tra realtà e spiritualità.

La minaccia di un conflitto nucleare universale non è mai stata così pressante e inquietante e l'artista affida alla sua sensibilità e creatività il compito di indicare l'unica strada possibile, in questi giorni immersa nell'ombra inquietante del fungo atomico: "Il paradosso di questi tempi - dice Maquignaz - è che coloro che saranno più interessati dalle scelte di oggi ancora non hanno il diritto alla parola, ad esprimere politicamente e istituzionalmente il proprio pensiero. Parliamo dei bimbi, dei giovani, delle nuove generazioni su cui ricadranno scelte giuste o scellerate, condannati al silenzio degli innocenti, a veder gestire il proprio futuro da chi si arroga diritti universali che non gli appartengono. Decidendo della vita o della morte del pianeta e dei suoi abitanti". Un'opera simbolo universale e drammatica che parla al cuore del popolo e dei potenti come solo la grande arte sa fare.

Guido Folco

Partito da Cervinia sotto una nevicata, Gabriele Maquignaz è “sceso" a Roma per una performance artistica, che si è compiuta giovedì 17 dicembre 2020 alle 14,30 in piazza Montecitorio. Davanti alla Camera dei deputati, Gabriele Maquignaz ha conficcato in un Cervino stilizzato la sua "Piccozza della libertà dei popoli di montagna", che aveva forgiato con i simboli della montagna, dell’aquila e della croce a simboleggiare le difficoltà delle popolazioni alpine durante la pandemia di Covid-19 e la decisione di chiudere gli impianti sciistici.