
Gabriele Maquignaz nasce ad Aosta nel 1972.
Figlio d’arte, fin da bambino manifesta propensione e talento per la manualità creativa, affiancando ben presto agli studi tradizionali anche altri interessi.
Impegnato nel sociale, nell’imprenditoria turistica e nella politica, ricoprendo ruoli di prestigio come la Presidenza degli albergatori valdostani e il ruolo di Consigliere regionale per la Regione autonoma della Valle d’Aosta, ma la passione per l’arte lo accompagna sempre nel corso del suo percorso professionale, fino sfociare in una necessità fisica e spirituale di esprimersi attraverso la pittura e la scultura.
GLI ESORDI
Nascono così i primi dipinti fortemente materici, cromatici, realizzati con assemblaggi di oggetti di uso quotidiano inseriti in contesti originalissimi per struttura e idea. Si tratta di pitto-sculture che preludono a una nuova stagione artistica dedicata anche al forgiare e plasmare metalli di ogni genere, creando così sculture monumentali o di piccole dimensioni che trovano, nel confronto uomo-Dio-natura la loro più intensa chiave di lettura. Le cime austere e “spirituali” del Cervino, quasi una preghiera elevata al Creato, all’ombra del quale Maquignaz è nato e cresciuto, non potevano essere avulse dal suo contesto ideale e artistico, ripercorrendo così nella scultura e nella pittura giochi d’infanzia e momenti felici, incontri con animali mitici o inventati e con la bellezza divinizzante della montagna, fino agli abissi senza fondo della disperazione o alla sublimazione dell’anima. La cultura, la tradizione popolare della sua Terra, la ricerca personale intorno alle tematiche della morte e della vita, una vera ossessione per l’artista duramente provato da esperienze personali, diventano elementi essenziali della sua arte, intorno ai quali sperimentare e ricercare prima di tutto l’essenza di sé stesso. L’incontro con François Thévénin, noto scultore di Cannes, segna una svolta decisiva nelle creazioni di Maquignaz. Maestro nel manipolare i materiali, Maquignaz predilige il confronto con il ferro, l’acciaio, il bronzo, il legno, le plastiche, le resine e i colori a olio, che impara a utilizzare con estrema perizia. Il suo percorso artistico lo porta ad affrontare sfide sempre nuove, come la fusione della monumentale scultura bronzea Primitif. L’opera è esposta in modo permanente a 2450 metri di altitudine presso il sito della Motta Chez Gabriel nell’alta Valtourenche, quasi un inno alla sacralità della natura. Fondamentale il confronto, durante le innumerevoli esposizioni, con culture e mercati internazionali diversi. L’artista ha esposto infatti presso gli Istituti Italiani di Cultura di Praga, Copenaghen, Sofia, Colonia, Vienna, Stoccarda, in fiere mondiali come quelle di Miami durante la settimana di Miami Basel o ad ArtParis ArtFair, al Grand Palais di Parigi o in contesti artistici museali come la Fondazione AEM di Milano, Villa Gualino , il Museo Regionale di Scienze Naturali, la Biblioteca Nazionale e la Sala delle Colonne del Castello Reale di Torino, il Palais des Congrès di Parigi, il Museo Künstlerforum di Bonn, il Museo Altes Dampfbad di Baden-Baden, la Zhou Brothers Art Center Foundation di Chicago, Palazzo Albrizzi Capello di Venezia, sede della Biennale e poi ancora al Museo MIIT di Torino, al Relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo, al Museo Civico Rocca Flea e alla Chiesa di San Francesco a Gualdo Tadino, alla Maison du Val d’Aoste a Parigi, al Museo M.A.C.I. di Imperia, alla Galleria Lattuada di Milano e alla Imago Art Gallery di Lugano. Tra le ultime e importanti presenze del maestro a livello internazionale si segnalano in particolare la presentazione dell’Atlante dell’Arte contemporanea al Museo Moma di New York in cui Gabriele Maquignaz è presente in copertina e dove ha illustrato al pubblico internazionale del Moma la sua ricerca artistica e la Permanenza al Museo MIIT di Torino.
CODICE MAQUIGNAZ
Queste emozioni diventano l’humus sul quale far crescere idee ataviche e grazie a cui l’artista approfondisce la conoscenza della sua anima, fino a sfociare nelle nuove creazioni e nella realizzazione del Codice Maquignaz, autentico manifesto esistenziale dell’autore. Il Codice Maquignaz esprime al meglio l’intensità dell’opera di Gabriele Maquignaz, vale a dire l’indissolubile rapporto tra corpo e anima, tra fisicità e spiritualità, tra contingente ed eterno, tra vita e morte. Concetti espressi nell’opera dell’artista alla luce della fede cristiana, ma senza retorica e infingimenti, bensì accompagnati da una profonda ricerca personale che si fa, nelle sue opere, universale e improntata a un messaggio ricco di speranza e di eternità. Come continuazione di questo studio Gabriele Maquignaz realizza nella Chiesa di San Francesco a Gualdo Tadino una tela monumentale (3m x 7m) intitolata Il Pianto di Cristo, oggi esposta in modo permanente al Sermig di Torino.
LE PORTE DELL’ALDILA’, IL BIG BANG, LA FISICA QUANTISTICA NELL'ARTE DEL MAESTRO
L’ultima ricerca di Gabriele Maquignaz è incentrata sulla serie dei Big Bang, la più recente sperimentazione del Maestro. Dalle sue ormai famosissime Porte dell'Aldilà, scaturite da un taglio codificato e ragionato della tela per permettere all'artista l'attraversamento della dimensione umana verso quella divina, autentici iconici passaggi dell'anima creativa da una fisicità terrena a una immaterialità sacrale, si giunge ora al Big Bang; uno sparo mistico e spirituale che ci interroga in merito alle eterne questioni morali e ancestrali dell'Uomo: la sua provenienza, la propria energia, il suo destino, la drammatica lotta tra la vita e la morte. Creando il Big Bang, sparando sulla tela e facendo esplodere il colore, Gabriele Maquignaz prosegue il suo percorso sperimentale e concettuale unico e profondamente legato all'utopia della salvezza. In mostra, una serie di opere su tela, alcune di grandi dimensioni e alcune nuove ceramiche realizzate ad Albisola presso lo storico laboratorio Mazzotti.
Come ebbe a dire il Professor Philippe Daverio durante la presentazione del catalogo edito da Skira presso la storica Libreria Bocca di Milano: “Il tempo si forma dopo che si è creato lo spazio, esiste un tempo necessario per definire il big bang che è l’attimo prima dell’esplosione’… e Gabriele Maquignaz ha trovato e bloccato sulla tela questo istante creatore.
Scrive Guido Folco nel testo in catalogo edito da Italia Arte Edizioni: ‘Gabriele Maquignaz, con il suo ‘Big Bang’ ha creato nell’arte per la prima volta nella storia lo spazio-tempo e questo, alla luce anche delle ultime scoperte di fisica quantistica, significa aver anticipato, previsto, intuito con la propria sensibilità, come solo i grandi artisti hanno saputo fare nella storia, i cambiamenti e le evoluzioni epocali che hanno rivoluzionato la società, la cultura, il modo di interpretare e conoscere il mondo. Dopo aver oltrepassato le 'Porte' della conoscenza del bene e del male, dell'esistenza nell'arte, l'artista opera ora, quindi, in un'altra dimensione, quella da lui raggiunta squarciando il velo che divide l'uomo-artista dallo spirito creatore, che è, in sintesi, la dimensione universale e interconnessa sancita dalle ultime conoscenze e dagli ultimi studi proprio della fisica quantistica. Nella serie dei Big Bang il Maestro ritrova e ricrea l’origine del tutto, ne codifica, ancora una volta, come già era avvenuto nel Codice Maquignaz, così ben illustrato nella splendida pubblicazione Skira del 2020, l’evoluzione e la storia, con una coerenza concettuale e ideologica unica, stimolante, innovativa nel mondo del contemporaneo. Il maestro non crea quindi uno spazio nuovo, va ben oltre… ricrea il tutto, l’universo perché col suo gesto creatore, lo sparo, che da strumento di morte diventa strumento di vita, dalla ‘Casa di Dio’, dall’Oltre, dona vita a quel che verrà. Per questo, forse, non è azzardato dire, con le parole del grande scienziato Stephen Hawking, che nella relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma che ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo... Gabriele Maquignaz sta esplorando mondi nuovi dell'arte e lo fa con la forza dell'idea, di un concetto perennemente in evoluzione tra la materia e lo spirito, quindi universale ed eterno che anticipa e dà origine a tutto quanto finora espresso’.
Nell’ambito della sua ricerca è stato fondato il Centro Studi Movimento Artistico Aldilà, da lui creato, presieduto da Guido Folco.